Nerviano Storica Pannello 38

Villanova Allagata (Foto primi anni 70 )

Lo scatto immortala uno degli eventi che hanno purtroppo caratterizzato Villanova per decenni e legato alla presenza, in fondo a via Monte Bianco, del corso del Torrente Bozzente e del suo attraversamento sotto il fondo del Canale Villoresi.

Tale nodo di attraversamento, in situazioni di piena, causava spesso l’intasamento del sifone e la conseguente fuoriuscita delle acque anche attraverso la rete fognaria che non poteva trovare sfogo.

Un primo miglioramento della situazione si è ottenuto con l’esecuzione, negli anni 80/90 del nuovo collettore fognario che ha permesso di eliminare il collegamento della tombinatura con il corso d’acqua e in anni recenti la definitiva soluzione – di cui beneficiano anche i territori di Lainate e Rho – con la realizzazione delle vasche di laminazione delle piene in località Brughiera.

(M.C.) Il Torrente Bozzente nasce nel Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate e termina il suo corso dopo circa 38 km nel fiume Olona dopo aver attraversato Rho con un lungo tratto tombinato. L’alimentazione del corso d’acqua è garantita da un ingresso di carattere naturale, costituito dal deflusso delle acque meteoriche, ed un apporto artificiale, derivante dagli scarichi dei sistemi di depurazione urbana. Per lunghi tratti l’alveo del Torrente risulta completamente rettificato.

In verità il bacino imbrifero della Pineta di Appiano oltre al Bozzente alimenta altri due torrenti: il Bozzente, il Gradaluso e il Fontanile di Tradate, del tutto asciutti nelle stagioni secche ed impetuosi a seguito di forti e prolungate precipitazioni.

Fino alla seconda metà del Settecento essi si scaricavano in alvei molto vicini e, nelle brughiere a sud di Mozzate e Cislago, si univano in un unico corso che proseguiva verso Uboldo, Origgio, Lainate e Rho, causando fenomeni di alluvione che per tanti secoli hanno travagliato molte Comunità. Inoltre, le acque di piena trasportavano a valle enormi quantità di terra e ghiaie che, depositandosi sui letti, ne innalzavano il livello favorendo la fuoriuscita delle acque dai loro alvei.

A seguito dei danni arrecati dalle numerose esondazioni, nel 1604 venne deviato verso sud-ovest con la realizzazione della diga di San Martino a Mozzate e lo scavo del Cavo Borromeo, ma il punto debole del progetto fu proprio il disegno della chiusa, che, in corrispondenza delle piene, ebbe crescenti difficoltà a reggere e a volte tracimava parzialmente. Nel 1718 la diga viene devastata, riportando il Bozzente nel vecchio alveo e allagando i paesi a valle. La chiusa non venne ricostruita, ma si fecero altre opere minori, che non risparmiarono danni nelle piene successive

A seguito dell’ennesimo evento catastrofico, nel 1756 iniziò la redazione di un progetto di  riordino dei tre torrenti: ricco di particolari, calcoli delle portate di piena e illustrazione  delle singole opere da eseguirsi, il piano si basava sulla separazione dei tre torrenti, al tempo ancora uniti nel Bozzente di Cislago, in tre alvei distinti che li avrebbero accompagnati a spagliarsi in tre differenti zone della brughiera. La pendenza e la forma della sezione dei corsi fu calcolata in modo che la velocità delle acque risultasse il più possibile costante al variare della portata, così da evitare il progressivo interramento per accumulo di sabbie. Si indicava, inoltre, il divieto di zappare il brugo nelle valli del bacino di alimentazione e un intenso rimboschimento delle stesse al fine di trattenere il piu’ possibile le acque piovane.

Approvato il piano, vennero immediatamente appaltati i lavori, ultimati verso la fine del 1760 e tutti i proprietari delle terre, che da Tradate a Rho, erano stati interessati o soggetti ai fenomeni dei tre torrenti, si unirono in un consorzio, avente lo scopo di conservare il piano sempre funzionante con le necessarie sorveglianze e manutenzioni. Il “Consorzio dei Tre Torrenti” fu attivo fino al 1934.

Purtroppo, la successiva evoluzione del territorio ha visto l’espansione del costruito nelle zone di spagliamento dei torrenti e l’antica rete di regimazione venne sostanzialmente distrutta, vanificando la lungimiranza dei nostri avi: infatti nel 1960 il Bozzente venne fatto confluire nel Fiume Olona, incanalando le sue acque da Origgio fino a Rho e rimettendo in crisi il territorio attraversato in occasione degli eventi di piena, a cui si è data risposta con la realizzazione delle vasche di laminazione.

Testo curato dal Gruppo “Pro Memoria Nerviano”

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